DAL TOUR NON FAR SAPERE…-   - 23.07.2004-  La grandezza della gara a tappe francese è tale che non riescono a scalfirne l'interesse nemmeno le telecronache stucchevoli, irritanti, a tratti irridenti, di un Auro Bulbarelli che ci farà rimpiangere, ogni giorno di più, l'indimenticabile Adriano De Zan, il quale come primo e sommo principio aveva quello di rispettare la fatica di tutti i corridori, dal campione al più umile dei gregari. Non sembrano questi i cardini di Bulbarelli, che, sulla falsariga del più generale atteggiamento giornalistico in voga nella Rai di questi anni, si pone sempre dalla parte del potere, col corollario di dimostrarsi forte coi deboli e debole coi forti. Nell'odierna frazione del Tour l'attenzione è stata calamitata dall'alterco scoppiato tra il ciclista italiano Simeoni, che a inizio tappa era scattato per andarsi ad inserire in una fuga per la vittoria già promossa da altri sei corridori, e la maglia gialla Armstrong, a sua volta inseritosi in quella fuga con il preciso obiettivo di far desistere l'italiano (col quale ha una vertenza giudiziaria) mettendogli contro anche gli altri sei compagni di fuga. A questo punto Simeoni ha dovuto rinunciare alla possibile vittoria rientrando in gruppo. Qui ha dovuto subire anche le offese di Nardello, che lo accusava di averlo costretto, con quell'azione, ad una faticosa tirata per riprendere una fuga in cui Armstrong (diretto concorrente del capitano di Nardello) era entrato per "colpa" sua. Alla fine si è visto il povero Simeoni proseguire la tappa in coda al gruppo, col morale a terra e la voglia di abbandonare la corsa. Di tutti questi retroscena abbiamo saputo dall'intervista che la brava Alessandra De Stefano (inviata Rai in zona arrivo) ha fatto al D.S. della squadra di Simeoni, il quale ha denunciato con chiarezza le intimidazioni ricevute dal suo corridore, stigmatizzando in particolare le offese indirizzate a Simeoni da parte di Nardello, che difenderà i colori italiani alle Olimpiadi di Atene. E mentre la De Stefano ha parlato di vergogna per descrivere il comportamento di Armstrong, Bulbarelli si è ben guardato dal criticare lo statunitense (che, secondo sue informazioni, sta vincendo da cannibale tutte le tappe che può per dare una mano a Bush nella rielezione alla Casa Bianca!?!) e poi si è lanciato in una difesa a spada tratta di Nardello (che sia suo amico?), da lui definito ragazzo educato, e infine, quasi bacchettando la De Stefano, ha perentoriamente affermato che lui è abituato a dare solo notizie di cui sia certa la fonte e che, perciò, si dovrà aspettare la fine della tappa per sentire le dichiarazioni di Nardello e Simeoni. La De Stefano lo prende in parola e, subito dopo l'arrivo, cattura prima Nardello, che farfuglia un "chiedo scusa se ho detto qualcosa di offensivo … ma la fatica ... e poi non l'ho detto…" Subito dopo è la volta di Simeoni, ma, colpo di scena, Bulbarelli toglie la linea alla De Stefano perché… il tempo per la trasmissione è scaduto. Con tanti saluti alle fonti della notizia. In questo modo il povero Simeoni si prende il terzo schiaffo della giornata, in cui in cui è stato vessato per aver commesso la grave colpa di aver voluto fare, con impegno, il suo mestiere, tentando di vincere una corsa a dispetto dei santi. Il caso odierno ha riportato a galla il problema delle gerarchie e delle alleanze trasversali, che sono la parte oscura del ciclismo, ma soprattutto ha reso ancor più manifesto ed eclatante il livello infimo di certo giornalismo televisivo, che evidenzia una credibilità ridottissima ed in cui la fanno da padrone il servilismo, la mistificazione, la censura, la manipolazione.

PATATE & FAGIOLI  - 16.06.2004- Sopire, sviare, travisare, minimizzare, manipolare. In una parola disinformare. Questa la missione richiesta e che, direttori e giornalisti di TG1 e TG2, compiono con dedizione assoluta, a volte ai limiti della farsa, in queste giornate di risultati elettorali disastrosi per la compagine governativa ed in particolare per il padrone assoluto delle reti pubbliche e private d'Italia, il quale, specchiata la sua smisurata vanità nello specchio delle elezioni europee, ne ha avuto in cambio una immagine sfigurata e rimpicciolita, che nessuna plastica riuscirà a dissimulare. Ma la cruda realtà dell'emorragia di voti, sfociata in una inequivocabile sconfitta dell'Invincibile, va nascosta al popolo televisivo, che deve essere tenuto all'oscuro del crollo di popolarità del PresDelCons. E così ecco la trovata magica. Entrambi i TG danno con enfasi la notizia che il Cavaliere è stato il politico più votato, con oltre 2 milioni di preferenze, come a dire: vedete che è sempre il più amato dagli italiani! Nessuno ha però ricordato che quella cifra è frutto della somma delle preferenze ottenute in tutte le cinque circoscrizioni. Se invece confrontiamo, come è giusto e corretto, i risultati delle singole circoscrizioni, vediamo che in quella meridionale, l'unica in cui era candidato, D'Alema ha ottenuto la stratosferica somma di 830.000 voti, mentre Berlusconi si è fermato a 448.000. Nessuno ha informato i teleutenti che anche Michele Santoro, nella stessa circoscrizione, ha superato di netto il Cavaliere che lo epurò, prendendo ben 525.000 voti. Ma non è finita. Nella circoscrizione centro Lilli Gruber, con 795.000, ha quasi doppiato il padrone unico di Forza Italia, che si è fermato a quota 432.000. Ma i redattori dei TG sono persone fantasiose ed innovative e cosi hanno cambiato le regole dell'aritmetica, riuscendo nell'epica  impresa di sommare fagioli e patate in quel minestrone di bugie, omissioni e mistificazioni propagandistiche (in puro stile sovietico) in cui sono stati ridotti i telegiornali, nell'epoca del monopolio televisivo al servizio smaccato e sfrontato del Gran Capo, da servire e riverire sempre, comunque e dovunque, oltre i limiti della decenza e della Costituzione.

 

AL CITTADINO NON FAR SAPERE… "BEHA A COLORI", ULTIMO GIRO  - 11.06.2004 - Continua con incessante e pianificata sistematicità lo smantellamento delle voci fuori dal coro nel panorama radiotelevisivo RAI. Oggi ultima puntata per il quotidiano "Beha a colori", meritoria trasmissione (Radio 1 ore 12,35) che si occupa di informare il cittadino sui soprusi, grandi e piccoli, che subiamo ogni giorno da parte di pubbliche amministrazioni e società commerciali. Tanto per fare un esempio sull'incisività della trasmissione, va ricordata la battaglia condotta e vinta contro la truffa del 709 sulle bollette telefoniche. Ebbene pare che sia stato fatale ad Oliviero Beha il suo voler far luce sull'affare delle acque minerali (di cui l'Italia è il primo consumatore mondiale, nonostante l'acqua che sgorga dai nostri rubinetti  sia generalmente di ottima qualità). L'associazione dei produttori pare che non abbia gradito e abbia minacciato la Rai di ritirare gli investimenti pubblicitari programmati sulle reti radiotelevisive. Risultato: al diavolo l'informazione ed il ruolo di servizio pubblico. Beha va in vacanza sine die ed al suo posto "vogliate gradire musica leggera", che di sicuro non urta nessuno ed anzi serve a divulgare le canzoni da supermercato delle grandi (e potenti) case discografiche). Da questa storia si possono trarre alcuni insegnamenti generali sullo stato dell'arte radio-televisiva:

·        Dopo aver omologato e tarpato le ali alle reti televisive pubbliche, il disegno prevede la normalizzazione e lo svuotamento delle reti radiofoniche Rai, ancora troppo vitali e variegate per essere tollerate dal manovratore;

·        Tra gli interessi del cittadino alla piena informazione e la tutela degli interessi di bottega, la Rai si scorda di essere pubblica e finanziata per un 50% dal canone, e si mette di fatto dalla parte degli inserzionisti, che rappresentano interessi privati;

·        Il cittadino-utente-consumatore  si trova nel paradossale ruolo di essere allo stesso tempo vittima e carnefice inconsapevole di se stesso. Infatti egli alimenta coi suoi consumi quotidiani il fatturato di quelle ditte che con gli investimenti pubblicitari mantengono e condizionano le televisioni, le quali mandano in onda trasmissioni che devono esaltare le inserzioni pubblicitarie, e riducono al minimo l'informazione critica sulle grandi aziende, all'insegna del "consuma e taci, è il PIL che te lo chiede e più non dimandare"

P.S.: che vi sia un disegno per ridurre al minimo l'impatto della radio Rai valga il seguente fatto. Mentre il ministro Gasparri magnifica le potenzialità del digitale terrestre, illustrando il gran numero di frequenze per canali  e contenuti che ancora non esistono, lo scorso 15 maggio la Rai (con uno strano karahiri) ha interrotto le trasmissioni in onde medie di Radio 2 e Radio 3, riducendo così in maniera draconiana la possibilità di ricevere canali e programmi che esistono per una larga fetta di popolazione. A chi toccherà il prossimo giro di vite?     

- DOCUMENTI O COMMENTI STORDI-MENTI ? - Riccia-21.05.2004-  Modi di fare informazione. Ieri sera nello studio di "Porta a Porta" erano presenti sei parlamentari, tra i quali due ministri della Repubblica. Argomento trattato: la crisi irachena e le possibili vie d'uscita. La discussione si svolgeva secondo il solito canovaccio: accavallamento di voci, reciproci insulti, scarsa chiarezza e poco rispetto per il telespettatore che volesse andare oltre le pulsioni del tifoso, occhio dei presenti rivolto essenzialmente alla facile propaganda. A tutto si aggiunge la ripetitività delle argomentazioni che ti porta a cambiare canale. E così, verso mezzanotte, su Rai 3 ci imbattiamo in un programma che cattura la nostra attenzione. Si parla sempre della guerra irachena, ma sotto forma di inchiesta giornalistica, condotta negli Stati Uniti, alla ricerca delle motivazioni e dei movimenti di opinione e pressione che hanno teorizzato la guerra preventiva, poi realizzata dall'amministrazione Bush. Ci vengono proposte interviste agli esponenti di spicco dei neo-conservatori, fautori di un ruolo neo imperiale ed interventista degli Stati Uniti come esportatori di democrazia e libertà. Abbiamo anche potuto seguire degli stralci delle testimonianze rese alla commissione del congresso USA che indaga sulla adeguatezza delle misure antiterrorismo prima dell'11 settembre e le dichiarazioni di un  ex procuratore, il quale ha affermato che, prima di quella data, vi era una sorta di accordo segreto tra i piani alti di Washington e i talebani afgani per favorire la costruzione di un oleodotto strategico. E' stato poi impressionante sentire quale cattiva opinione abbia dell'ONU e del suo segretario generale Annan (a cui sono state fatte palesi accuse di corruzione) uno degli esponenti di spicco dei neo conservatori. Il programma è "C'era una volta" di Silverio Montanari, il titolo dell'inchiesta "Codice arancione". Questo tipo di informazione cerca di togliere qualcuno dei tanti veli che appannano la visione della realtà, quella fatta alla maniera di "Porta a porta" ha lo scopo ultimo di assicurare un posto al sole alla classe politica, con un occhio di riguardo per chi detiene il potere. purtroppo il primo tipo d'informazione va in onda raramente, il secondo tipo ci viene propinato quasi ogni sera.

Dove osano le quaglie 07 04 2004 - Un'ora avvincente di battute, scenette comiche, buona musica. Tutto questo è possibile vedere e godersi il sabato notte (Rai 3 ore 23,50) nel programma scritto e interpretato dal duo Marco Presta - Antonello Dose, rodata e scoppiettamte coppia di umoristi, che dalle quotidiane frequentazioni radiofoniche, sono riusciti a distillare un prodotto televisivo di cui si erano perse le tracce da oltre venti anni: il varietà breve basato sull'umorismo situazionale. In questo i due protagonisti  dimostrano  capacità sia di scrittura che interpretative notevoli, mettono a frutto al meglio la loro esperienza radiofonica, nel far scorrere con fluidità e scioltezza la trasmissione, divertendosi e coinvolgendo il pubblico in studio, abituati come sono all'interattività della radio. Si parte dalla lettura in chiave satirica dei principali fatti della settimana che vengono chiosati con fulminanti aforismi, si prosegue con due scenette comiche che prendono spunto da mode, manie, comportamenti tipici della nostra società, vi è spazio per l'intervento dell'ospite (di solito un personaggio dello spettacolo) che non va a fare la comparsata per promuovere un suo spettacolo, ma   viene coinvolto in qualche situazione comica. La musica, di qualità, è assicurata dal gruppo dei Clezroym. Prossimi appuntameti con le quaglie: sabato 10 aprile ore 23,50 e, in orario più abbordabile, domenica 11 aprile alle ore 20,10. Provare per credere.

Solo Per Radio 21 03 2004 - Meno male che esiste la radio. Nel momento in cui il derby romano smetteva di essere una vicenda esclusivamente sportiva, per trasformarsi in un caso orsonwellsiano di notizia falsa con conseguenze reali e drammatiche, i cronisti sportivi di Radio 1 Rai sono stati pronti ed abili a cambiare il registro della radiocronaca, passando a descrivere quello che avveniva tra il pubblico stordito e impaurito presente dentro lo stadio e soprattutto facendo entrare in trasmissione dei giornalisti, immediatamente inviati fuori dallo stadio, che hanno descritto in diretta gli scontri ed i tafferugli che vedevano protagonisti bande di tifosi contrastati dalla polizia con cariche e lacrimogeni. Abbiamo così saputo che il fumo che entrava in curva sud era provocato da un incendio doloso di un gabbiotto adiacente lo stadio, che vi erano scene di panico tra gli spettatori usciti dallo stadio, nella zona del lungotevere, dove  imperversavano ultrà impegnati in atti vandalici e nel cercare lo scontro con la polizia. Nella voce affannosa e concitata degli inviati si avvertiva tutto il clima di paura e di veleni di una serata romana   ormai dominata soltanto dall'aspro odore dei lacrimogeni e dal lancinante rumore delle sirene. Chi, invece, ha acceso la televisione per vedere, alla Domenica Sportiva, le immagini di quanto stava succedendo fuori dallo stadio è rimasto completamente deluso. A parte qualche collegamento con l'interno dello stadio, la trasmissione è andata avanti quasi come al solito, con i soliti spara-sentenze  da Bignami di sociologia, che sfoggiavano commenti su fatti che erano ancora in fieri  e di cui non si conosceva l'esatta portata. Ma quel che più ci ha colpito è stata la mancanza di immagini dei tafferugli, che in quei momenti  stavano divampando nella zona del Foro Italico. Chissà cosa stavano facendo le caterve di inviati e di operatori mobilitati per le interviste del dopo-partita e perchè nessun dirigente o coordinatore abbia sentito l'esigenza di farli spostare di qualche centinaio di metri, per mandarli sulla notizia. Evidentemente la TV ha paura di presentare la realtà, così come si presenta e nel momento in cui accade, senza mediazioni e aggiustamenti.           

 

 L'alternativa 03 03 2004 - Sempre alla ricerca di programmi che vadano a riempire il vuoto pneumatico dei TG della manipolazione, della disinformazione e delle omissioni, da alcune settimane abbiamo trovato una valida alternativa a quelli in onda all'ora di pranzo. Su Rai 3, alle 13, tutti i giorni,  vanno in onda le repliche della trasmissione "Correva l'Anno", monografie storiche dei personaggi del '900 (e non solo), con prefazione introduttiva di Paolo Mieli. La programmazione in orario decente (la prima visione andava in onda verso la mezzanotte), dà la possibilità a molti spettatori di dotarsi degli strumenti cognitivi e critici per cercare di comprendere più in profondità vicende e conflitti attuali, che affondano le radici in  vicende e  cause che solo una analisi storica può mettere in luce. Il maggior merito che riconosciamo al programma è proprio quello di educare il pubblico televisivo alla complessità della realtà e alla molteplicità di fattori che la determinano, andando, di fatto, a fronteggiare la cultura dominante dell'informazione TV, precotta, veloce, intrisa di manicheismo e di fideismo, che tende ad evitare la documentazione oggettiva, preferendole la semplificazione e la banalizzazione di ogni vicenda. Il punto di arrivo di un tale approccio dominante è  di ridurre la scala dei giudizi a quella di un cartone animato o di un fumetto, con cui "aiutare" a suddividere, in modo netto e certo, il bene dal male ed i buoni dai cattivi.

Missione Compiuta 05 03 2004 - Il soldato Renis, con la fattiva collaborazione dei dirigenti-cavalli di Troia della Rai, è riuscito nell'impresa (non tanto segreta) di mandare verso il fallimento e la crisi irreversibile il già febbricitante e malfermo Festival di Sanremo. Anziché una cura ricostituente, per il festival è stato scelto un direttore artistico "altamente raccomandato", che ha rotto con le principali case discografiche, ha effettuato una selezione delle canzoni che è la peggiore degli ultimi venticinque anni, ha stravolto la formula della rassegna, per cui alla fine non solo è mancata (come sempre) la canzone d'autore, ma anche quella melodico -popolare, che è il tratto originale della musica leggera italiana ed è stata la forza del Festival negli anni. Così sul palco dell'Ariston si sono esibiti, per lo più, cantanti con pezzi dall'improbabile successo, più o meno consci di essere le comparse di uno spettacolo in cui sono stati destinati alla parte dello scemo dei Brutos (quello che prendeva sempre gli schiaffi): sballottati nella  scena televisiva tra Gene Gnocchi e la Ventura ed in quella radiofonica affidati alle grinfie di una Gialappa - "Rai dire Sanremo" Radio 2-  che vi si accanisce come contro un sacco da pugile. A tutto ciò si aggiungono gli errori (questi tutti puntigliosamente confermati e se possibile accresciuti) storici del festival, segno del  nostro provincialismo e della nostra volontà pervicace di essere culturalmente subalterni: invitare l'attore holliwoodiano, il quale viene a fare una comparsata (lautamente remunerata) insulsa ed indegna, che viene spacciata ed accolta come un evento eccezionale; invitare cantanti stranieri, che eseguono i loro migliori pezzi, così non facendo altro che rimarcare la pochezza delle proposte sanremesi che, per fortuna, stanno alla musica leggera italiana come la serie C al campionato di serie A. Risultato finale: nessuna promozione della canzone italiana nel mondo, crollo degli ascolti TV per il programma che era storicamente la gallina dalle uova d'oro della Rai. Proprio un bel risultato quello ottenuto da Tony Renis. Per la concorrenza. 

PASSEPARTOUT - 22 02 2004 - E' tornato "Passepartout" (Rai 3, domenica. ore 13,20) trasmissione ideata e condotta da Philippe Daverio. Ogni settimana ci accompagna, per mano, alla scoperta dell'arte moderna(e non solo), tra musei, gallerie, mostre ed incontri con gli artisti. Il merito e l'originalità della  trasmissione sta nel percorso tracciato da Daverio, che lega in una concatenazione stringente e appassionante  opere ed artisti che sembrano non avere nulla in comune. Si rimane incollati letteralmente al teleschermo perché il telespettatore diventa complice dell'anfitrione e si incanta alle continue sorprese che gli riserva Daverio, il cui merito maggiore è di  contribuire in modo concreto a far perdere all'arte moderna quella cortina di astrusità ed elitarismo che la circonda e che la tiene lontano dal grosso pubblico. Nella prima puntata del nuovo ciclo l'attenzione è stata focalizzata su alcune mostre d'arte moderna, in  corso a Bologna, e in  lunghi colloqui con due artisti, dei quali si è fatta emergere, prima, la loro visione del mondo e poi la gestazione della loro forma artistica. Programma consigliabile per molte ragioni, la principale delle quali è che è pensato e prodotto per allargare gli spazi della mente, al contrario di gran parte dell'attuale produzione TV che privilegia lo stimolo della parte ventrale dello spettatore.

Invasione di campo 22 02 2004 - La televisione occupata, a suo piacimento, da una sola persona. La Domenica Sportiva n. 2547 rimarrà negli annali. La trasmissione di stasera, grazie alla presenza di ospiti interessanti e scelti fuori dal solito giro -Zeman, Casillo, Rambone, Zucconi- si stava sviluppando su percorsi variegati ed interessanti, evitando le consuete giaculatorie. Zucconi e Zeman avevano addirittura osato criticare, con ironia, la lunghissima esternazione post derby di Berlusconi, in cui era emerso lo sconfinato, debordante e imbarazzante narcisismo del Presidente del Consiglio. Ma ecco che il conduttore annuncia una telefonata in diretta di Berlusconi, che si è fatto una tirata di circa 10 minuti, senza interruzioni e facendo dichiarazioni a tratti iperboliche - …ho fatto l'allenatore vincendo tutti i campionati giovanili cui ho partecipato!…- Solo sul finale di telefonata, Zucconi lo ha rintuzzato, da giornalista libero, che non è disposto ad abbassare la schiena, venerante dinanzi al potente, facendo presente che la vera ragione per cui Berlusconi conserva la presidenza del Milan è perché, a pochi mesi dalle elezioni, ciò gli consente di intervenire in modo suadente e accattivante in una trasmissione di sport. La puntata della DS è risultata la prova provata del regime monocratico che affligge la TV italiana e, se qualcuno volesse vedere come si concretizza il conflitto di interessi, tramite il potere esorbitante di chi lo incarna, gli consigliamo di vedersi attentamente la registrazione della puntata. La gravità di quanto accaduto ci è stata direttamente riconosciuta dall'intervento telefonico - sicuramente non previsto in scaletta - del Presidente della Rai Lucia Annunziata, la quale ha espressamente dichiarato di intervenire in qualità di presidente di garanzia ("…che garantisce anche i vostri stipendi…" come ha ricordato a Galeazzi, che volendo essere ammiccante, e forse prevedendo la tempesta in arrivo, l'aveva presentata come tifosa della Roma) che, a muso duro e senza perifrasi, ha pregato Berlusconi di evitare l'occupazione surrettizia di spazi Rai per farsi uno spottone elettorale. Vuoi vedere che alla DS arriverà "l'invito" a non invitare più Zucconi ospite in trasmissione?                                  

pomodori 18 02 2004 - Ritorno del documentario d'autore in televisione. Domenica sera è andato in onda su Rai 3 alle 23,30 "Pomodori", un viaggio in Italia seguendo le  tante sfaccettature che stanno intorno all'oro rosso. Si parte dal Tavoliere di Foggia, la zona in cui si concentrano una miriade di aziende che producono pomodori. Sono messe in luce le difficoltà dei coltivatori, che cercano di organizzarsi e reagire, scrivendo una lettera a Prodi, in qualità di presidente della commissione UE. Si lamentano del mancato rispetto dei contratti sottoscritti con le industrie, che ritardano il ritiro della merce a loro piacimento , per far calare i prezzi, e provocano la  perdita di parte del  raccolto. Sono anche preoccupati dal fatto che i grandi proprietari terrieri continuano a comprare terreni, che poi coltivano a grano, per sfruttare i contributi comunitari, che favoriscono la coltivazione dei cereali. Si passa poi a vedere il grande mercato ortofrutticolo di Fondi, dove arriva il pomodoro da tutto il centro-sud. Qui troviamo  all'opera una signora che da trent'anni rileva e registra i prezzi all'interno del mercato. Terza tappa a Parma, dove conosciamo i proprietari e amministratori della centenaria industria conserviera "Mutti" (passato, concentrato e pelati), in bilico tra una gestione prudente e intrisa di cauto realismo del padre, ed una visione ottimistica, impostata sulla convinzione di uno sviluppo continuo e incessante degli affari, del figlio. Il cerchio si chiude a Torino, dove seguiamo le gesta degli immigrati meridionali degli anni sessanta, oggi pensionati, che si ritrovano per il rito antico della preparazione della passata di pomodoro. Si parte dal mercato per contrattare l'acquisto di ingenti quantità di pomodoro. Poi li troviamo, a gruppi di due o tre famiglie, nel garage sotto casa o nella casetta in campagna, impegnati, dalle prime ore del mattino, nel lungo e faticoso processo di preparazione della "salsa" di pomodoro (lavaggio dei frutti, bollitura, separazione della polpa da buccia e semi, seconda bollitura, travaso del prezioso liquido denso nelle bottiglie). Alla fine tutti sono esausti per il caldo e la fatica, ma contenti per aver concretamente riaffondato le radici nella civiltà contadina, basata tra l'altro, sull'autosufficienza  e sulla previdenza di costituire  scorte alimentari. Agricoltura, commercio, industria, famiglia: sono ripresi e raccontati  negli aspetti del vissuto quotidiano,  con naturalezza,  evitando intrusioni e rispettando le cadenze ed i tempi di ciascuno. Si mettono così in luce realtà italiane, di solito ignorate dalla televisione. Autore del documentario è Gianfranco Pannone , che lo ha girato nell'estate 1999, (sono stati necessari ben quattro anni di stagionatura negli archivi Rai per farlo andare  in onda!). Va apprezzato il suo stile asciutto e non invadente, che lascia dipanare il racconto con la necessaria lentezza così da permetterne la sedimentazione nello spettatore. E' questa la TV sulla realtà che ci piace contrapporre a tanta merce avariata e truccata,  che viene spacciata per TV-realtà e che serve solo ad alimentare e stuzzicare gli istinti morbosi del telespettatore.                          

La fortuna di Bondi 12-02-2004 - Nell'ultima puntata di Ballarò (Rai 3, martedì, ore 21,00), unica trasmissione Rai che ospita politici senza il paracadute delle domande preconfezionate(ogni riferimento a "Porta a Porta" è puramente voluto), si confrontavano Di Pietro e Franceschini con Sandro Bondi (portavoce di FI) ed il ministro della giustizia Castelli. Tema in discussine la giustizia. Ad un Di Pietro misurato e pacato, che si limitava a parlare delle sue proposte per riformare il pianeta giustizia, faceva da contraltare un Bondi bilioso e martellante, che sciorinava la consueta serie di parole d'ordine, preparate dall'ufficio marketing-propaganda del suo partito "… Sei stato il carnefice della DC, hai usato il metodo di triturare gli imputati…". Quando Franceschini però, gli ha ricordato la sua passata militanza nel PCI-PDS, nelle cui file fu eletto sindaco di Fivizzano, Bondi ha ribadito sdegnato che sono cose personali, che vengono evocate dalla sinistra solo per alimentare l'odio nei suoi confronti. Ma Bondi, nella foga, si è spinto più in là, facendo l'elogio dalla vecchia Unità, organo del PCI, giornale, a suo dire, rispettoso degli avversari e con una dignità che non si ritrova nell'Unità di oggi, che lui descrive come animata unicamente dalla volontà di demonizzare l'avversario. Evidentemente il sentirsi profeta del capo gioca brutti scherzi alla memoria di Bondi. Ai bei tempi, da lui evocati con nostalgia, era corsivista principe dell'Unità Mario Melloni, alias Fortebraccio e ci viene di immaginare l'ironico ritratto con cui avrebbe dipinto in modo impareggiabile questo valletto azzurro e ceruleo al tempo stesso. Anzi, rileggendo alcuni corsivi, recentemente editi in un bel volumetto ("Fortebraccio & lorsignori" a cura di Wladimiro Settimelli, ed. Nuova Iniziativa editoriale - 2002), ci ha folgorati un rapido e pungente schizzo fatto per l'On. Nicolazzi e che pare essere stato imbastito per il Nostro: "… Eravamo fermi sui gradini del portone maggiore del palazzo, quando arrivò, fermandosi davanti all'entrata, una grossa macchina blu. L'autista, rapidamente, corse a spalancare la portiera posteriore di destra. Non ne scese nessuno. Era Nicolazzi…" Ma, per fortuna di Bondi, Fortebraccio non c'è più.     

A mezzanotte va... 27-01.2004 - Spesso ci capita di criticare la eccessiva sedentarietà dei giornalisti televisivi. Servire quello che altri hanno già preparato (i cibi precotti insegnano) non è mai una cosa utile per il cliente. Una piacevole sorpresa ci ha invece riservato la più recente puntata di TV7 (venerdi ore 23.30 circa) in cui è andata in onda una inchiesta esclusiva girata interamente sul campo, in Calabria,  dal titolo eloquente "I fantasmi di Platì". L'autore, Alessandro Gaeta (scuola Michele Santoro) ci ha guidati in un viaggio nei cunicoli di quella vera e propria città sotterranea che ha accolto in modo confortevole e sicuro i latitanti di quel centro ad alta densità malavitosa. Ci è stato mostrato il grande lavoro di appostamento e indagine condotto dai reparti speciali dei Carabinieri, che hanno consentito sia l'arresto di molti ricercati, sia soprattutto la neutralizzazione della rete di sicuri rifugi che, questo il fatto eccezionale ed inquietante, corrono non solo sotto le abitazioni private, ma addirittura sotto le strade pubbliche, con la probabile connivenza delle pubbliche autorità. Anzi una inchiesta della magistratura sta indagando su una delibera comunale che letteralmente prevedeva lavori per "valorizzazione area latitanti Fiumara". L'autore si è recato negli uffici comunali per sapere il perché di questa incredibile dicitura. Qui uno dei tecnici comunali ha sostenuto che si è trattato di un semplice refuso in fase di trascrizione e che l'esatta dizione era "valorizzazione area latistanti Fiumara" nel senso dei lati che stanno ai lati della Fiumara. Si vedrà se il neologismo salverà gli imputati dalla condanna. Intanto il Consiglio Comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. A noi, finita la trasmissione, è rimasto un sapore agrodolce in bocca: il dolce dato dall'alta qualità del servizio, l'amaro lasciato dal sapere di quante energie umane e professionali vengono sottoutilizzate in Rai, per essere mandate in onda rigorosamente all'ora dei vampiri.         

Un C.T. per Sanremo 20 01 2004 Finalmente ci è stato svelato il ruolo di Toni Renis nel Sanremo edizione 2004: il Commissario Tecnico. Ci è apparso in questa veste, in varie trasmissioni TV, tuta e cappellino di lana, seduto in poltrona nella villa di Mogol, nuova Coverciano della canzone italiana. E' lì che Toni Renis ha convocato per un "ritiro prefestivaliero" i cantanti da lui selezionati per la gara canora più attesa in Italia. I "ragazzi", così li ha definiti il neo C.T. della canzone, sono stati chiamati in ritiro per prepararsi adeguatamente alla tenzone, alla pressione mediatica che l'accompagna, con l'obiettivo principale di fare gruppo. E Renis si è detto commosso per come hanno risposto i "ragazzi" a questa sua rivoluzionaria impostazione dei rapporti all'interno della squadra. Come ogni buon C.T. che si rispetti, Toni Renis non ha rivelato gli schemi tattici che adotterà per vincere la sua sfida sanremese. Una cosa di certo si può dire fin da ora: non ci saranno le consuete polemiche sulla scelta della canzone vincitrice. Avendo il C.T.  affratellato e resi complici coloro che teoricamente sono dei concorrenti (e che in quanto tali dovrebbero essere divisi da sano agonismo) saranno evitate finalmente le polemiche sul verdetto finale. Il vincitore si potrà continuare a decidere a tavolino, ma col pieno accordo dei "ragazzi", evitando quelle inutili polemiche che spaccano lo spogliatoio.  

L'elmo di Scipio 13-01-2004 - E' tornato il settimanale appuntamento con "L'elmo di Scipio" (Rai3 domenica ore 23,20), programma giornalistico di Enrico Deaglio. Come di consueto vengono approfonditi temi altrimenti solo sfiorati nell'informazione quotidiana. La seconda puntata è stata dedicata alla paura, che sta crescendo in Italia, di essere invasi dai prodotti cinesi a scapito di quelli nazionali. Deaglio è riuscito a darci uno spaccato di come sia variegato e complesso il rapporto commerciale con la Cina. Abbiamo visto le grandi difficoltà del distretto tessile di Barletta, la cui produzione è stata quasi azzerata, con migliaia di posti di lavoro persi, dalla concorrenza cinese e la reazione degli imprenditori locali, che si sono ritrovati a fare una battaglia insieme alla Lega Nord per l'istituzione di dazi doganali. Abbiamo visto, di contro, i benefici effetti delle importazioni dalla Cina sul porto di Napoli, in cui le merci movimentate di provenienza cinese rappresentano l'80% del totale e la nascita, in Campania, di importanti gruppi commerciali come quello del signor Song, che è uscito dall'anonimato nel momento in cui ha acquistato la Palmese, squadra di calcio di Palma Campania militante in C2, con il programma di portarla in B. Abbiamo visto il difficile rapporto dei milanesi di via Paolo Sarpi con la comunità cinese (11.000 persone) che ha fatto della zona la Chinatown milanese, rilevando quasi l'intera rete commerciale del quartiere. I residenti italiani lamentano la chiusura a riccio di cinesi immigrati, impermeabili a qualsiasi integrazione e la perdita di identità del quartiere. Altra musica nelle parole dell'industriale calzaturiero Polegato (marchio Geox), che ha magnificato le opportunità dei rapporti commerciali con la Cina, che per il suo gruppo ha significato tenere i laboratori di ricerca, la logistica e la direzione in Italia e gli stabilimenti in Cina. Intervista  finale all'ing. Carlo De Benedetti, il quale ha bocciato senza mezzi termini l'eventualità di porre dei dazi doganali, e ha spronato gli imprenditori italiani a cogliere le opportunità presentate dalla Cina, un paese che ha tassi di crescita vicini all'8%, che produce il 26% dell'intera produzione mondiale di PC, che sforna ogni anno 350.000 ingegneri. E alla fine una domanda ci assale. Riusciranno gli imprenditori di Barletta (un distretto nato, come tanti altri in Italia, sul pilastro del basso costo del lavoro e senza innovazione di prodotto) a seguire il consiglio di De Benedetti e costruire questo ponte con la Cina?

Critiche...Velate 10-01-2004  Nella Rai cattaneizzata,  l'arma della censura, con relativa chiusura del programma,  brandita e utilizzata in maniera disinvolta e sfacciata verso tutti coloro che si ostinano a non portare la testa in ipoteca, sta diffondendo i suoi effetti intimidatori non solo nei confronti dei conduttori e dei giornalisti, ma del pubblico in generale. L'altra sera durante "Porta a Porta" abbiamo assistito ad una scena da  brividi: una signora del pubblico è intervenuta sul tema della serata (l'aumento dei prezzi e l'euro), ma il suo volto è stato mascherato da una macchia elettronica sul video, come succede per i testimoni di fatti di mafia, o comunque per coloro che temono di esporre il proprio volto per paura di rappresaglie. Si trattava semplicemente di una persona qualunque che, crediamo, per sua libera scelta era presente tra il pubblico della trasmissione. Il suo intervento era incentrato sul disagio dei lavoratori a reddito fisso,  le vere vittime dell'inflazione, lamentando che le politiche governative vanno incontro agli evasori (vedi condono) e in genere sono premiali per chi può o vuole deviare dalla retta via. Ebbene per esprimere, con tono quasi dimesso e fatalista, queste legittime critiche contrarie all'attuale governo, la signora ha invocato la protezione di una sorta di burka elettronico perché, con l'aria che tira … non si sa mai quello che può capitare a chi non si adegua. E' il famoso pluralismo singolare della TV italiana, che produce frutti sempre più copiosi e avvelenati.

Questi fantasmi - 21 12 2003 - Francesco Di Stefano, chi è costui? Probabilmente nessuno conosce il nome che corrisponde al proprietario della TV "Europa 7", che dal 1999 ha vinto la gara per l'utilizzo di quelle frequenze nazionali ancor oggi “transitoriamente” occupate da Rete 4. La sua emittente, cui anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto a trasmettere, da 4 anni è in vana attesa di poter concretamente esercitare il diritto a mettere in onda una programmazione nazionale. Nel frattempo, pur con la ragione in tasca, è stato costretto a chiudere la sede di Milano,  ha dovuto licenziare larga parte del personale, e sta mantenendo aperti gli studi romani di Tor Cervara con grandi sacrifici economici, dovendo sostenere dei costi fissi senza la possibilità di conseguire ricavi. Tutto ciò succede, vale la pena ripeterlo, con la legge e le sentenze dalla sua parte. Ma di tutto ciò quasi nessuno parla. Invece, in quest'Italia in negativo, in cui il bianco diventa nero ed il nero deve apparire bianco, è partita la hola mediatica per la salvezza di Rete 4, orchestrata da chi detiene in un sol mazzo  il potere economico-televisivo-politico e che vede come il fumo negli occhi la nascita di un concorrente indipendente nel mercato televisivo, che possa mettere in discussione la concentrazione Raiset. Così, nei vari programmi e TG, tutti a preoccuparsi e a spandere lacrime per le sorti del "povero" Fede e per i posti di lavoro a rischio (che nessuno sa quanti siano, ma l'importante è esagerare), col solito ignobile ricatto dei lavoratori trasformati in scudi umani di interessi assai meno nobili. Si mette in evidenza la lampadina che potrebbe  spegnersi, ma nessuno parla delle tante lampadine di cui si impedisce l'accensione e che sono tenute nell'oblio a bella posta, affinché non turbino la quiete ipnotica dello spettatore, considerato più vicino ad un animale da ammaestrare che non ad un cittadino da informare.

Coincidenze - 16 12 2003 - Ieri sera, su Rai 3, ultima puntata di "Cinquanta", il programma, condotto da Pippo Baudo, che da settembre ha rivisitato i 50 anni della televisione. Nella serata conclusiva una selezionata giuria, composta da giornalisti specializzati in critica televisiva, ha avuto il compito di scegliere il programma simbolo di mezzo secolo di vita della Rai TV. Dopo una prima scrematura effettuata su cinquine di programmi (di cui si sono mostrati degli spezzoni) rappresentative dei vari quinquenni, si è arrivati alla rosa dei 10 finalisti. La palma del miglior programma è stata assegnata a "Il Fatto" di Enzo Biagi, in seconda posizione, a pari merito, si sono piazzati "L'Altra Domenica" di Renzo Arbore (in onda tra il 1976 ed il 1980) e "Specchio Segreto" di Nanni Loi (in onda nei primi anni '60). Per uno strano scherzo del destino il riconoscimento al programma di Enzo Biagi (cancellato dopo il diktat bulgaro di Berlusconi) è stato quasi simultaneo alla notizia della mancata firma, da parte del Presidente Ciampi, della cosiddetta legge Gasparri. Il Presidente della Repubblica, nelle motivazioni del rinvio alle Camere, ha tra l'altro affermato che alcuni articoli della Gasparri, per quanto attiene al rispetto del pluralismo dell'informazione, "appaiono non in linea con la giurisprudenza della Corte costituzionale".  E così, non per caso, la platea dei giornalisti-giurati non si è lasciata scappare l'occasione per sottolineare l'anomalia dello scarso pluralismo e della cappa di piombo che incombono sulla TV pubblica italiana, talmente asservita ad una parte, da arrivare ad epurare uno dei più grandi giornalisti del dopoguerra, il quale, coi programmi affidatigli in passato, ha contribuito in modo rilevante ed autorevole alle fortune della Rai.    

Omissis - 14 12 2003 - Dopo l'insolvenza della Cirio, un altro crollo senza preavviso (con relativi drammi per i piccoli investitori di borsa) si è abbattuto sul sistema finanziario italiano: il grave dissesto della Parmalat. La perdita di valore delle azioni (in due sedute quasi meno 60%!) è ancor più inquietante se si considera che Parmalat fa parte del Mib 30, il paniere dei 30 titoli italiani a maggior capitalizzazione. Tutti a chiedersi come sia potuto succedere che una primaria società quotata, che è soggetta ai controlli del collegio sindacale, della società indipendente che ne certifica i bilanci e della Consob (l'autorità che vigila sulla regolarità della borsa valori), abbia potuto presentare una documentazione con una situazione patrimoniale non corrispondente a quella reale e che all'improvviso si sia rivelato un dissesto della finanza aziendale tanto grave per cui una moltitudine di piccoli investitori si ritrovano in mano azioni ed obbligazioni che, dall'oggi al domani, diventano spazzatura. Ebbene, invano cerchereste nei palinsesti dei vari canali TV una trasmissione che abbia condotto una inchiesta seria ed approfondita su un tema così scottante. Evidentemente in televisione si parla volentieri dei soldi solo per aiutare, o meglio per spingere lo spettatore-utente-cliente a spenderli, e trasformarsi, se possibile, nell'inconsapevole pollo da spennare che "fa girare l'economia". E peccato se, di tanto in tanto, l'elefante dell'economia ne schiaccia qualcuno. Su questo si stende un velo di omissis (mai scontentare l'inserzionista) e… avanti i prossimi.       

La stagione dei sindaci - 12/12/2003 - Straordinaria accoppiata di "Tg 2 Dossier" nello scorso fine settimana. Con un sussulto d'orgoglio sono stati presentati due speciali sul memorabile 1993, quando la vita politica italiana subì un sussulto ed un reale stravolgimento. Fu un anno in cui la politica con la P maiuscola riprese il sopravvento sulle deformazioni e sulla cappa partitocratica che avevano  strangolato la società italiana. La svolta che riportò la passione politica tra la gente fu l'elezione diretta dei sindaci (grazie ai referendum promossi da Mariotto Segni), che nell'autunno di quell'anno interessò molte città metropolitane, le cui precedenti amministrazioni erano state travolte dall'ondata di tangentopoli. Si candidarono autorevoli personalità, che proposero sfide che appassionarono l'Italia intera, anche grazie ai faccia a faccia talevisivi. Chi non ricorda il duello Rutelli - Fini a Roma o quello Bassolino - Mussolini a Napoli. In quell'epoca la TV giocò un ruolo positivo ed essenziale, facendo diventare la platea televisiva partecipe di una mega agorà in cui sentirsi non più passivi spettatori, ma cittadini consapevoli ed informati. Trasmissioni come "Milano, Italia" seguivano l'evoluzione politica nazionale in tempo reale, sera per sera, andando nelle piazze della penisola a sentire gli umori del Paese. I protagonisti di quelle sfide le hanno rievocate, (rivelando anche degli aneddoti gustosi) e hanno concordato sull'importanza straordinaria di quella stagione. Poi all'inizio del 1994 ci fu l'entrata in politica di Berlusconi e la TV iniziò ad essere il mezzo per creare le fortune del personaggio politico che le controlla e per far tornare alla svelta i cittadini al ruolo di spettatori da plasmare e controllare. Nacque  la telecrazia che gli aneliti del '93 portò via. E così quella stagione si è rivelata solo come l'intervallo tra i due tempi di uno stesso film.

C'era una volta - 06 12 2003 - Giovedì ore 23,30 circa, Rai 3 "C'era una volta". Si apre una finestra sul dramma dimenticato dell'Africa. Ogni settimana la trasmissione, curata da Silvestro Montanaro, ci fa aprire gli occhi sulla situazione infernale in cui si dibattono tante, troppe popolazioni africane. Nelle ultime due puntate l'obiettivo è stato focalizzato sulla Costa d'Avorio e sull'Angola. Si tratta di inchieste condotte sul campo da giornalisti italiani che ci mostrano, nella loro crudezza, gli effetti aberranti del moderno colonialismo, con le popolazioni vittime inermi dei vari e nuovi tiranni locali e dei loro potenti complici esterni. Si vengono così a creare situazioni paradossali, nelle quali l'enorme ricchezza potenziale delle risorse minerarie e naturali diventa una causa di lotte, guerre senza fine, miseria, terrore, dove l'unica legge rispettata è la violenza e la sopraffazione. In Angola, addirittura, l'intervistatore si vedeva richiedere un permesso, da parte di emissari governativi, per poter parlare con gli abitanti di un villaggio di capanne che, nonostante tutto, sono riusciti a gridare tutta la loro rabbia per la situazione di degrado in cui sono costretti a vivere. Nei servizi viene documentato il grande impegno che le organizzazioni umanitarie internazionali profondono per arginare malnutrizione e malattie che decimano soprattutto i bambini e per loro, ha concluso Montanaro parlando dell'Angola e in particolare di un ospedale in cui si cercava di curarne alcuni affetti da disidratazione e polmonite, "è sempre notte, una notte buia e fredda senza domani"   

Voce fuori campo - 05.12.2003 - Martedì scorso a "Ballarò", Rai 3 ore 21,00, argomento scottante in discussione: la riforma Gasparri sull'emittenza televisiva. Partecipavano vari deputati, il vignettista Staino, il prof. Sartori ed il ministro Gasparri. Dalla discussione abbiamo cominciato a capire cos'è questo benedetto digitale terrestre. Per aumentare il pluralismo, hanno sostenuto i promotori della legge, si sono quintuplicati i canali nazionali utilizzabili, portandoli da 11 a 55. Ma sino al 2010, ha sostenuto Sartori, saranno tante scatole vuote che difficilmente qualche nuovo investitore riempirà di contenuti in quanto le risorse pubblicitarie, la vera benzina delle TV, sono saldamente in mano a Rai e (soprattutto) Mediaset, le quali, sfruttando la loro posizione dominante, ben difficilmente faranno crescere qualche serio concorrente. Poi il discorso è fatalmente scivolato sui contenuti della TV e del potere di scegliere chi e che cosa mandare in onda, e la polemica è divampata sull'accusa, fatta da Gentiloni e Diliberto, che la Gasparri accresce il controllo berlusconiano sulle televisioni. A questo punto il forzista Romani è sbottato dicendo che Santoro è stato un killer dell'informazione e che è giusta la sua eliminazione dal video. A distanza di qualche minuto è entrata in trasmissione una voce fuori campo che ha chiesto di intervenire per fatto personale: era Michele Santoro che, dopo aver ricordato che la Rai sta ignorando una sentenza che ne ordina il reintegro in video, ha invitato l'on. Romani a rinunciare alle sue prerogative per dimostrare le sue accuse in tribunale. E' affiorato allora nella nostra mente il ricordo di quella volta (primavera 2001) in cui, durante una puntata di sciuscià condotta da Santoro, ad intervenire all'improvviso via telefono fu Silvio Berlusconi che, tra l'altro, redarguì aspramente il conduttore, invitandolo a contenersi come dipendente del servizio pubblico, quasi preannunciando in maniera velata gli effetti del seguente diktat bulgaro per cui Santoro in video non s'ha da vedere. Ma quanta differenza tra l'intervento fuori campo di Santoro, fatto con toni dimessi e quasi in punta di piedi, e quello di chi si sente padrone e che si appresta, di lì a qualche mese mercé la vittoria alle elezioni, a spadroneggiare sull'etere senza remore e senza limiti.

 

LA SATIRA E' QUELLA COSA - 27.11.2003- Nell'edizione di ieri del Tg2 delle 13 si è data notizia della prima assoluta a Genova del nuovo spettacolo del satirico (ed epurato Rai) Daniele Luttazzi. Per commentarlo si è scomodato il direttore Mauro Mazza, il quale si è soffermato su una scena in particolare, nella quale si vede un Andreotti che si eccita fino al godimento davanti al cadavere appena ritrovato di Aldo Moro. La scena, stando a quando riferito dal direttore, (che,come noi, non ha visto lo spettacolo) ha provocato una reazione di sconcerto e raccapriccio in alcuni degli spettatori presenti in teatro. Orbene ha concluso Mazza, "E' possibile dire che tale spettacolo è una schifezza, o, facendolo, si commette reato di lesa satira?" La risposta è ovvia:certo che si può. Ma è importante che chi ne abbia voglia possa vedere lo spettacolo e così dare un giudizio autonomo. Proprio il contrario di quella censura televisiva, che tratta gli spettatori da incapaci, mettendoli sotto la tutela di qualcuno che decide in maniera oscura ed insindacabile ciò che è bene mandare in onda e ciò che deve rimanere nell'oscurità, a seconda delle esigenze del potente di turno. E' bene ricordare a tutti noi che per la tutela dei cittadini bastano (e devono bastare) le leggi dello Stato.

 

La Satira dal Buco della Serratura - 25-11-2003 - Satira (quella graziosamente permessa e quella proibita) protagonista nella tarda serata di lunedì. Su Rai 2 va in onda "La grande notte del lunedì" con Gene Gnocchi ed uno strepitoso Maurizio Crozza che, nei panni del personaggio Franckie Minchia, co-organizzatore del futuro festival di Sanremo, racchiude le deformazioni di una realtà sempre più vicina alla caricatura. Gene Gnocchi conduce con la consueta autoironia e leggerezza, spalleggiato da una sorniona e pungente Amanda Lear. In un punto della trasmissione, però Gene Gnocchi ha abbandonato l'atteggiamento da cane bastonato, seriamente inalberandosi. E' successo quando Anna Kanakis, parlando della cesura a "Raiot" ha affermato che il programma non sarebbe dovuto andare in onda la sera del 16 novembre (unica puntata trasmessa prima della mannaia) per una forma di rispetto alle vittime di Nassiriya appena riportate in Italia. A quel punto Gnocchi l' ha rimbeccata con fermezza, dicendo che quello era un atteggiamento ipocrita poiché, non potendo fermare il Paese, l' unico modo di onorare quelle vittime era di continuare a fare bene il proprio lavoro. Quasi in contemporanea, su Rai 3 a "Primo Piano" va in onda un servizio sulla censura di "Raiot" e sullo spettacolo (con folla straripante) che la censurata Guzzanti ha fatto a Roma domenica 23 all' Auditorium. Solo così abbiamo potuto vedere dei piccoli spezzoni di ciò che avremmo avuto diritto di vedere per intero in TV. Nel finale del servizio interviste al filocensore Giuliano Ferrara e al proscritto Daniele Luttazzi. Questo è l' effetto della censura: il teleutente può sperare di intravedere qualcosa solo dal buco della serratura.

Londra batte Africa 2-0 - 20/11/2003 - Le testate giornalistiche Rai hanno ben due corrispondenti fissi da Londra. Piazza politica e finanziaria di primaria importanza, si dirà, tale da giustificare la ridondante redazione. Di solito però, la quasi totalità dei loro servizi (venati di sottile ironia e sicuramente ben confezionati) riguardano la telenovela reale dei Windsor, curiosità di costume ed amenità varie. Si possono definire pezzi di alleggerimento e divagazione, di quelli che prediligono i direttori dei Tg1 e Tg2 per rotocalchizzare i loro notiziari. Ieri invece, complice la visita di Bush a Londra, Il Tg2 delle tredici ha dovuto dare spazio in apertura, come seconda notizia, ad un servizio politico di Antonio Caprarica da Londra, in cui si dava conto dell'anomalo svolgimento della visita del presidente USA, con gli incontri pubblici eliminati per paura di attentati ed una accoglienza non proprio entusiastica dei britannici nei suoi confronti. Ebbene, cosa da non credere, la conduttrice da studio ha cominciato a pressare il corrispondente per troncare il servizio "...Caprarica...Caprarica...mi senti...chiudi". Evidentemente per il Tg2 i lunghi servizi vanno bene solo se si parla di Carlo e Camilla o della caccia alla volpe. Abbiamo allora ripensato alle parole di mons. Albanese, che, in una intervista Tv di martedì scorso, a proposito del diverso peso che hanno le morti dei diseredati nelle nostre coscienze, ha parlato delle guerre dimenticate come quella che infuria nella Repubblica Democratica del Congo, che ha fatto oltre tre milioni di morti nell'indifferenza totale dell'Europa (e non solo). A proposito, sapete quanti corrispondenti ha la Rai in tutta l'Africa (oltre 50 stati e 800 milioni di abitanti)? 0 (zero)!

 

Ballarò coi Lupi - 17/11/2003 - Martedì scorso è ripreso "Ballarò"(Rai 3 ore 21,00), settimanale di approfondimento condotto da Giovanni Floris che, dopo l'ottimo esordio della passata stagione, dimostra tutto il suo valore e le sue capacità nel tenere ben salda la rotta della trasmissione. La cosa non è semplice considerato che vengono ospitati politici dei due schieramenti i quali, messi davanti alle telecamere, hanno la tendenza a trascinare il dialogo sul piano di una polemica gridata, che sconfina nella baruffa, la quale forse accende gli animi degli ultras più focosi, ma non fa emergere le reali posizioni in campo. Floris è stato abile nel tenere a bada gli ospiti, richiamandoli al tema della trasmissione quando tentavano voli pindarici e rilanciando la discussione con filmati che mettevano sempre il dito nella piaga. Sta di fatto che il senatore Schifani, capogruppo di FI, ha fatto la parte dell'agnellino, senza assumere quei toni da inquisitore medievale cui ci ha abituato nei suoi quotidiani interventi nei Tg. Forse i suoi toni dimessi erano causati dall'argomento della trasmissione: la crisi economica italiana e la perdita di consensi del governo Berlusconi. A tal proposito stupefacente la risposta di Schifani ad Enrico Letta (Margherita) che gli aveva citato una sua dichiarazione del 2002, in cui affermava che il condono edilizio ( provvedimento di punta della finanziaria 2004) è una cosa negativa e diseducativa da evitare ad ogni costo. E Schifani candidamente ha ribattuto "Ma allora la questione non era all'ordine del giorno del governo"! Una affermazione illuminante sulla saldezza dei principi di chi partecipa al governo nazionale.

 

La Spina ed il Giullare - 11/11/2003 - Striscia la notizia,incalzata dal programma di Bonolis, ha fatto ricorso all'arma segreta di Beppe Grillo, che, da quando ha spostato la sua satira verso una controinformazione sul regime consumista che ci pervade, denunciandone i soprusi e gli abusi, trova la porta delle TV quasi sempre chiusa. La sortita del comico ligure ha preso di mira anche il ministro delle comunicazioni Gasparri, invitato a dimettersi per aver presentato e sostenuto una legge sulle TV indecorosa per un paese civile. Alcuni hanno visto in ciò la prova provata della (supposta) libertà editoriale delle reti Mediaset. Ma più semplicemente lì si tollerano (una tantum) delle esibizioni sgradite ( funzionali anche al disegno di voler apparire pluralisti) perché il mero proprietario, se non politicamente, ci guadagna almeno economicamente. In questo monopolio quasi perfetto che è diventato il sistema televisivo italiano, il servizio pubblico Rai (di più recente conquista) va tenuto ferreamente sotto controllo oscurando tutte le posizioni non allineate alla linea governativa, mentre nel settore privato si può dare spazio anche al giullare scomodo e non servile, fatto emergere dagli scantinati nei quali di solito è costretto ad esibirsi, per accreditare il liberismo della casa, salvo poi togliere la spina, a piacimento del sovrano, e rimandarlo nell'ombra per altri anni.

La Conventicola - 07/11/2003 - L'altra sera Porta a Porta ha preso spunto dal film di Virzì "Caterina va in città" per imbastire una serata su essere di destra, essere di sinistra e sul modo in cui viene vissuto l'impegno politico tra gli adolescenti di oggi. Sono stati mostrati diversi spezzoni del film, che ha a protagonista una ragazzina di 14 anni che si trova d'improvviso a rapportarsi con la realtà romana dei suoi coetanei. Una scena, in particolare, sembra racchiudere in se l'idea di fondo del film (enunciata dal padre della protagonista ) "In Italia se non sei parte di una conventicola - ossia di un ristretto e chiuso gruppo di persone - hai grandissime difficoltà ad emergere in qualsiasi campo". Tutti i presenti hanno commentato quella frase, cercando di capire se sia una affermazione realistica, o esagerata e usata come facile scusa di chi non ha le capacità di arrivare. Ma per dare una risposta bastava guardarsi intorno. A parte Paolo Virzì, per sua stessa ammissione alla prima presenza e che non poteva non essere invitato a parlare del suo film, il resto degli ospiti era formato dai soliti noti (capeggiati da Alessandra Mussolini) o in loro vece dai loro rampolli (vedi Geronimo Larussa, figlio di Ignazio), buoni per ogni argomento e per ogni stagione. Un bell'esempio di flagrante conventicola.   

 

La Sindrome di Stoccolma - 05/11/2003 - Da qualche giorno le reti Rai ospitano in modo molto amichevole Vanna Marchi e la figlia. Le due donne sono reduci da un soggiorno a S. Vittore in seguito all'accusa di truffa ed estorsione ai danni di diversi spettatori di TV locali con la complicità del mago brasiliano Do Nascimiento. Il racconto televisivo della vicenda  ha seguito il solito collaudato canovaccio; prima fase: con le indagini partono i "processi" televisivi, tutti contro i supposti approfittatori della credulità popolare, si chiede il massimo rigore contro gli accusati, che sono così messi alla berlina senza difesa. Poi, trascorso un po' di tempo(di solito un annetto) parte la fase due: gli accusati alla riscossa. Grazie ai buoni uffici di un abile addetto stampa, si organizzano ospitate nei programmi Rai di vario approfondimento (Porta a Porta, la Vita in Diretta). Qui ritroviamo Vanna Marchi e la figlia che, senza contraddittorio alcuno, descrivono commosse l'inferno carcerario che hanno vissuto da anime innocenti, impegnate nel dipingere la loro triste situazione di essere diventate le vittime sacrificali di una vicenda oscura di cui nulla sanno. Ma questa accorata autodifesa non basta. Come può mancare la promozione del libro delle due donne (una sorta di "le loro prigioni")? Evidentemente quando la Marchi va in TV qualcosa deve comunque vendere! E lo spettatore? Prigioniero della TV e dei personaggi che la animano, "deve" stare dalla parte dei suoi carcerieri catodici, prima pagando per il terno al lotto sicuro, ora comprando il libro.

 

La Memoria. - 27/10/2003 - 31 maggio 2001. Durante l'annuale assemblea della Banca D'Italia, il governatore Antonio Fazio sostiene con enfasi che per l'Italia (al cui governo siede da pochi giorni Silvio Berlusconi) sta per schiudersi un nuovo, prorompente "miracolo economico". Nei mesi successivi e poi per buona parte del 2002, pur essendo la realtà assai meno promettente, lo stesso Fazio, a scadenze fisse, proclama ai quattro venti la sua certezza che la locomotiva Italia sarebbe partita con forza nel trimestre successivo. E così, di trimestre in trimestre, aspettando la maxi ripresa che, come Gogot non arriva mai, il governatore ha incominciato a defilarsi, entrando in una fase letargica. Infine, quando tutti i dati reali hanno in modo inequivocabile confermato ciò che molti percepivano a naso (l'economia ristagna), è toccato al vice direttore di Banchitalia Pierluigi Ciocca affrontare la dura realtà delle cifre, dichiarando, venerdì scorso, che dal 2° trimestre 2001 l'economia italiana non cresce e che è addirittura a rischio lo stesso equilibrio futuro dell'azienda Italia ! Altro che il miracolo economico previsto (chissà come e perché) da Fazio, il quale, ovviamente, non ha avuto il coraggio di ammettere di aver, quanto meno, peccato di eccesso di ottimismo. Ma, ovviamente, nessun commentatore televisivo gli ha fatto rilevare questo grave, macroscopico e continuato errore di valutazione. Cosa volete, le memoria è un lusso che in Italia, specie di questi tempi e specie in TV, non possiamo permetterci.

La Cultura di... - 22/10/2003 - TG1 e TG2, avendo timore di dare notizie sgradite al manovratore, cercano nuovi orizzonti per il notiziario televisivo: sempre più musica, costume e frivolezze per riempire la mezz'oretta di TG, già di per se scarna, avendo così la sicurezza di non mettere, nemmeno per avventura, il dito in qualche piaga dolorosa (peraltro dovrebbero spiegarci quale sia la necessità di avere redazioni molto numerose, se poi viene confezionato un prodotto striminzito, incompleto e mutilato). In particolare il TG2 della 13,00 si è trasformato in un traino ed un'anticipazione per la susseguente rubrica (curata dalla stessa redazione) "Cultura e Società", che è divenuta l'essenza del TG2 medesimo. Argomenti preferiti: le ultime mode, fatuità varie, le feste dell'alta società, il vippaio sempre incombente. A volte i servizi raggiungono vette inarrivabili di involontario non senso, come è successo in quello andato in onda ieri, con argomento gli spuntini al cinema. In esso ci si lamentava che gli Italiani sono i più restii, in Europa, nello sgranocchiare pop corn, patatine fritte e cioccolata nei cinema. Meno male, verrebbe da esclamare, pensando anche ai moniti del Ministro Sirchia sui rischi della alimentazione ipercalorica degli Italiani. E invece no, "In Italia è carente la cultura del mangiare al cinema" come ci ha affettuosamente rimproverato l'autore del servizio. A Praga si che ce l' hanno questa cultura. Lì, come ha confermato una attrice ceca intervistata, al cinema trovi anche le salsicce. Questa si che è cultura !

L'inflazione Percepita e le Zucchine - 19/10/2003 - Nei TG della scorsa settimana abbiamo fatto una grande scoperta: come per il caldo esiste quello misurato in gradi centigradi e quello percepito in funzione del maggior o minor tasso di umidità, così per l'inflazione esiste quella misurata ( oggi 2,8% su base annua ) e quella percepita (6%) poiché, così ci è stato spiegato dall' ISTAT, il fatto che 1 euro è pari a 1936,27 lire, invece nella pratica la conversione si fa come fosse pari a 2000 lire, determina una differenza pari al 3,2%, ed è proprio quella che ci fa avvertire la maggior inflazione (2,8% + 3,2%= 6%). Siamo rimasti a bocca aperta per questa semplice dimostrazione matematica. Ma come abbiamo fatto a non averci pensato prima?!? Poi però, piano piano, una riflessione si è insinuata nel cervello. Ma in Italia non siamo passati dall'euro alla lira, ma al contrario la conversione era dalla lira all'euro. E, se è vera la premessa della conversione dei prezzi arrotondata per comodità (1 euro = 2000 lire), allora, per esempio, un oggetto prezzato 10.000 lire il 31,12,2001, il giorno dopo sarebbe dovuto passare a 5,00 euro e non a 5,16 come da conversione aritmetica. Ma, di conseguenza, si sarebbe dovuto percepire un calo del 3,2%, con la conseguenza che l'inflazione percepita sarebbe addirittura negativa (2,8% - 3,2% = -0,4%)! Benedetta statistica, c'è qualcosa che non torna nella spiegazione ISTAT, ma tutti i TG l' hanno presa per buona, scodellandocela come la prova che si cercava per spiegare, finalmente in modo scientifico, il mistero dell' aumento del prezzo delle zucchine.

Il  Muro In...Primo Piano - 17/10/2003 - L'altra sera, alle 23,10 "Primo Piano", quotidiano approfondimento del Tg3, si è vestito da Sciuscià (l'inchiesta monotematica che andava in onda il martedì sera su Rai 2 e che fu soppressa dopo una puntata sulla gestione idrica in Sicilia), ma è bene non farlo sapere in giro, la censura è sempre in agguato. Giuseppe Bonavolontà, storico collaboratore di Santoro, ci ha portato al confine tra Israele e i territori Palestinesi, mostrandoci da vicino gli effetti devastanti che sta provocando la costruzione del muro di cemento armato ad opera del governo israeliano: aziende agricole palestinesi che si vedono private della terra e dei pozzi di acqua dolce; la fabbrica dei presepi di Betlemme che sarà costretta a chiudere poiché il muro ci passerà sopra, in uno dei suoi zig-zag decisi unilateralmente dagli israeliani, per inglobare la tomba di Rachele; famiglie divise dall'oggi al domani; addirittura un professore ebreo che per recarsi a scuola deve passare ogni giorno nel varco presente nel muro ancora non ermeticamente chiuso. Il merito del programma sta nel racconto documentato di tante storie individuali che ti sbattono in faccia la crudeltà di una barriera che cambia la vita delle persone in modo traumatico e radicale, mostrando le conseguenze aberranti di una scelta politica, andando oltre la notizia scarna dei notiziari, che spesso trattano l'argomento come si trattasse della costruzione di una banale strada. Il giornalista, e quello televisivo in particolare, dovrebbe stare meno in redazione e di più in mezzo alla strada.

 

Linea blu - 15/10/2003 - Nel pomeriggio del sabato (Rai 1 ore 14,30) va in onda un programma da non perdere. E' "Linea blu" e presenta ogni settimana un pezzo di costa italiana, mettendone in luce gli aspetti paesaggistici, artistici, naturalistici e della pesca. Si caratterizza per riprese e fotografia eccellenti che, unitamente ad un commento musicale assai evocativo, portano lo spettatore a vivere atmosfere suggestive con una completa immersione nei luoghi visitati. Autore della trasmissione è Marco Zavattini e Donatella Bianchi ne è la conduttrice misurata, che con garbo, competenza, passione e maestria riesce a cucire i tanti e svariati argomenti trattati in ogni puntata. Una pagina originale e sempre interessante è quella dedicata alla pesca ed in particolare alle varie tecniche, tradizionali e non, che vengono adottate nelle diverse marinerie lungo le coste italiane. In questo senso il programma fa meritoria opera di divulgazione della complessa realtà del mare, che in Italia, a dispetto degli oltre 8000 chilometri di coste posseduti, è conosciuta in modo approssimativo e lacunoso. Unico (involontario) neo del programma è la sostanziale contemporaneità con "Ambiente Italia" (Rai 3 ore 14,45), trasmissione sulla tutela del territorio, che tratta in diretta di argomenti complementari. Un consiglio ai programmatori del palinsesto: perchè non sparigliare gli orari delle due trasmissioni, andando a dare nerbo agli altri sonnolenti pomeriggi televisivi?

Chi L' ha Vista? - 11/10/2003 - E' Un grande buco nero si è aperto dalla scorsa stagione al centro della galassia Rai. E' quello in cui è sprofondata Rai 2, divenuta ormai una rete fantasma senza anima. Assegnata a tal Marano per conto della lega, questi si è distinto nello smantellamento del palinsesto ( via Sciuscià sostituito da un debolissimo Excalibur, annullato l'innovativo programma di Chiambretti in seconda serata, soppressa Superconvention, che tanti comici ha lanciato nelle sue 4 edizioni ) e così gli ascolti sono scesi in picchiata. Sembrano lontani anni luce programmi come " L' Ottavo Nano " (2001), che rimarrà come una pietra miliare della satira. Al momento ancore di salvezza della rete sono Gene Gnocchi e Simona Ventura, per il resto navigazione a vista in attesa del trasferimento a Milano. Un aiuto non lo dà certo la redazione del TG2, che confeziona dei telegiornali insipidi, pedissequamente filo - governativi, ingessati al solito pastone politico, senza spunti originali e che danno molto spazio alle notizie di costume ed in genere di evasione. L' approfondimento (se così si può dire) è affidato alla storica testata del TG2 Dossier (nato ai tempi della direzione di Andrea Barbato e Gio Marrazzo) che,in barba al titolo è stato denaturato dal rango di inchiesta su argomenti scottanti a quello di mero documentario. La rete 2 è diventata così il paradigma del ridimensionamento economico e della normalizzazione politica della Rai pubblica, pensato perseguito in modo scientifico alle spalle del pubblico e soprattutto del cittadino, che viene espropriato in modo silenzioso e suadente del suo diritto ad avere un servizio pubblico televisivo forte ed indipendente. 

 

Porta a Porta - 10/10/2003 - E' ripresa la trasmissione cui la Rai affida (quasi) in esclusiva l'approfondimento della notizie con gran sacerdote l'ineffabile e salamandrico Bruno Vespa. L'avvio di stagione è stato quasi un ripasso della passata annata (argomenti "si spessore": il caro zucchine, I Savoia, Soraya, il caso Cogne). Poi, un paio di sere fa, si è cominciato a fare sul serio. C'era da organizzare una puntata riparatrice dopo lo scivolone del sondaggio anti Berlusconi di Domenica in...del 5 ottobre, facendo nel contempo da gran cassa al contenitore domenicale di Rai 1 per dovere aziendale. Così Bonolis è stato incensato dagli ospiti e dal conduttore, il quale si è limitato ad una benevola tiratina di orecchie ("ma benedett'uomo come è nato quel gioco di basta a ...?"). Poi il solito statistico si è assunto il compito di smontare quello pseudo sondaggio ( che peraltro non aveva la pretesa di essere un sondaggio), mentre per i politici di maggioranza il tutto rappresentava la prova provata del non controllo delle TV da parte del Cavaliere ( chiedere per conferma a Biagi, Santoro; Luttazzi, Massimo Fini ). La sera successiva si è passati all'argomento principe dell'estate politica: il caso Telekom Serbia. Parata di senatori e deputati, con direttori di giornale a far da contorno. Mancavano, sebbene invitati, i giornalisti di "Repubblica" che con una inchiesta vera, di prima mano, hanno messo in luce le tante stranezze nella conduzione della commissione parlamentare. Così il dibattito è andato avanti con la ripetizione delle posizioni note, senza reali approfondimenti e chiarimenti, anche per quel vizio di interrompere sistematicamente l'interlocutore e sovrapporsi alle sue parole, rendendo impossibile l'ascolto da parte del telespettatore.Consiglio allo stesso: per divertimento vedere Porta a Porta, per l'informazione leggete i giornali

 

"50" - 08/10/2003 - A volte l'abito fa il monaco. E' ciò che viene di pensare dopo aver visto la puntata di lunedì scorso di "50", programma di rievocazione sui cinquant'anni della TV italiana. Conducendo Pippo Baudo, si prevedeva il consueto spettacolo , ben confezionato, con canzoni,quiz e qualche attempata stella del tempo che fu. E invece bandendo lustrini e casi umani, Baudo ha impostato buona parte della trasmissione  nella ricostruzione storico - giornalistica sui vari modi in cui la Tv  ha fatto o raccontato il processo. Si è partiti dallo storico "Processo alla tappa" di Sergio Zavoli, mandando in onda ampi stralci della puntata (tratta dal giro d'Italia del 1969) del giorno in cui fu decisa l'esclusione di Merchx per doping . Quel giorno parteciparono alla discussione Indro Montanelli ed Enzo Biagi e appare impressionante la diversità di stile e di livello rispetto all'oggi televisivo. Con la presenza di Loredana Rotondo, autrice del famoso "Processo per stupro" del 1978, primo esempio (nella Rai riformata) di processo integralmente trasmesso in TV, si è discusso del processo giudiziario in televisione. Roberta Petruzzelli, coautrice di "Un giorno in pretura", ha sostenuto la non influenza della telecamera nel processo in quanto le parti in causa devono convincere il giudice e non il pubblico a casa. Chiosa finale di Antonio di Pietro  "Viva la TV che fa vedere per intero il processo e non quella che lo racconta male". A proposito, l'abito è quello di Rai 3, lunedì ore 21,00.

 

Che tempo che fa - 5/10/2003 - Venerdì, sabato, domenica alle 20.10 appuntamento su Rai 3: un buon motivo per lasciar perdere i maggiori TG della fascia serale (in cui spiccano le notizie manipolate o addirittura omesse, e ormai soggette ad una trasformazione che li spinge verso l'impostazione dei rotocalchi piuttosto che dei giornali). E' tornato in video con "Che tempo che fa" Fabio Fazio. Filo rosso della trasmissione è il tempo metereologico, che diventa pretesto e trampolino per divagazioni tra il comico e il surreale (gustoso il personaggio del prof. Cirro Paolantozzi). Il programma rivela la consueta maestria di Fazio, che conduce con leggerezza,senza aggredire il pubblico, divertendo e divertendosi, in una equilibrata fusione di realtà e finzione scenica, riuscendo a dare (grazie al contributo di autori e attori) un contenuto concreto, originale e godibile dello specifico televisivo. La trasmissione, snella nella durata (20 minuti il venerdì, 50 il sabato e la domenica), per il suo ritmo brioso scivola via che è un piacere. Una salutare ventata di aria fresca in una programmazione Rai sempre più stantia e ingessata e poco incline alla sperimentazione, in onda sull'unica rete pubblica che assolve ancora appieno il suo compito di tirare l'acqua al mulino dell'azienda (e non della concorrenza).

La Radio - 2/10/2003 - Il Grande Buio di domenica scorsa ha fatto riscoprire a molti la radio, dai più ascoltata solo durante i viaggi in auto. Nell'isolamento prodotto dalla mancanza di elettricità, l'unico strumento per capire cosa stesse succedendo è stata la radio a pile. Così,per necessità, si è rotto il monopolio asfissiante della televisione. In questi anni di programmazione televisiva in cui prevalgono programmi di puro passatempo, al limite della narcosi del teleutente e che spesso fanno appello alle pulsioni meno nobili dell'animo umano, la radio, con discrezione e senza fanfare, presenta una programmazione di qualità che stimola l'ascoltatore, anche con l'intervento diretto in trasmissione, e ne favorisce la crescita culturale e un approccio critico nella lettura dei fatti. In questo le reti di Radio Rai sono all'avanguardia, sia per i programmi di intrattenimento ( ad esempio "Il Ruggito Del Coniglio" dal lunedì al venerdì ore 9.00 Radio 2 ) sia per quelli con valenza culturale ( nel palinsesto di Radio 3 vi è una miriade di programmi interessanti che rifuggono la banalità e aprono orizzonti e spazi nuovi). E allora per dare equilibrio alla nostra dieta mediatica quotidiana una ricetta semplice: più radio e meno TV.

 

Report  - 27/09/2003 - Per giudicare sulla qualità delle trasmissioni televisive si possono adottare tanti metodi. Uno consigliabile è quello di controllare quali programmi si decide di registrare e tenere in archivio. Negli ultimi due anni, se si escludono film e avvenimenti sportivi, una delle poche trasmissioni che è capitato spesso di registrare e conservare è "Report" (Rai 3 ore 21 il martedì). Programma unico nel suo genere sulle TV pubbliche e private, presenta ogni settimana inchieste condotte "sul campo", puntuali, precise, essenziali e soprattutto documentate, avendo alla base la ricerca della fonte primaria delle notizie. I giornalisti del gruppo, guidati da Milena Gabbanelli, sono professionisti indipendenti che autoproducono a bassi costi e alta qualità i filmati mandati in onda. Vari gli argomenti trattati (dalla TAV alla FAO, dalla SIAE alla genesi del terrorismo internazionale, ecc),ma ciò che colpisce è che questo è l'unico programma che approfondisce, senza pregiudizi, senza fronzoli e senza autocensure, argomenti che pervadono la nostra vita di tutti i giorni e dei quali ci accorgiamo di sapere poco ed in modo superficiale. Vedere per credere: martedì prossimo sarà in onda una puntata sul doping nello sport. 

 

La Domenica Sportiva - 24/09/2003 - E' ripresa la "Domenica Sportiva" versione invernale, storica trasmissione Rai. Ennesimo cambio alla conduzione, e dopo lo spiritato Marco Mazzocchi e l'incolore Massimo Caputi delle ultime due stagioni, tocca ora alla coppia Galeazzi -Lauro. Ma i difetti di fondo delle ultime edizioni restano tutti: troppe parole e poche immagini, commenti tecnici soppiantati dalle chiacchiere da tifoso col paraocchi ( si è passati da Ciotti a Giletti !!!), calcio sempre più imperante e focalizzato sulle solite 4/5 squadre metropolitane,che "devono" monopolizzare ogni discussione. Tutti gli sport relegati in una veloce sarabanda in onda dopo la mezzanotte, tanto per giustificare il titolo della trasmissione. Galeazzi al centro dello studio, rigorosamente e sempre seduto, sembra una balena in secca, con il pesce pilota Franco Lauro che si sforza di dare ritmo al programma. Come in tutte le trasmissioni sportive Rai (e non solo) tutti i presenti si rivelano sempre dalla parte del palazzo, non si leva mai una voce critica che provi a risvegliare lo spettatore da un torpore indotto all' insegna del " non disturbate il conducente sennò non lavorerete più". Un esempio è la rubrica di Galeazzi "Clamoroso al Cibali" che, a dispetto del nome, altro non è che l'agiografia dell'intervistato di turno. Per favore ridateci i Beppe Viola e i Franco Zuccalà.  

 

NOTIZIE IN FERIE -  20/09/2003- La lunga e calda estate è finita. Anche per l'informazione Rai che riprende, dopo il letargo estivo, le trasmissioni di approfondimento informativo. E qui sta il problema. Da giugno a metà settembre il mondo gira con la stessa velocità, e politica, economia, costume, sport, danno materiale da approfondire giornalisticamente come  nel periodo invernale. Ma evidentemente per i dirigenti Rai, se vanno in ferie i conduttori delle trasmissioni, deve andare in ferie la stessa trasmissione (vedi il caso di "Porta a Porta" Rai 1, e "Primo Piano" Rai 3) come a dire, che con tanti professionisti presenti in Rai, non vi è nessuno in grado di sostituire per qualche mese il titolare. In questo modo non si dà a nessuno la possibilità di emergere, si consegna il monopolio dell'approfondimento ai soliti noti, si appiattisce e si omologa sempre di più la programmazione Rai. Come sono lontani i tempi di "Milano - Italia", quando nell' estate 1992, con Gad  Lerner, nacque un modo immediato e nuovo di fare informazione, che riusciva a stare giorno per giorno sulla notizia, che non va mai in ferie.