LA MODIFICA DEL PATER NOSTER

 

Una settantina di anni or sono, quando ero studente al R. Liceo-Ginnasio Umberto I a Napoli, via Fiorelli, in una lezione di Religione il tema fu il Pater Noster. Sin da allora fu commentata l'invocazione finale: " Et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo", che destava perplessità e sconcerto in non pochi fedeli che, giustamente, non riuscivano a  concepire l'immagine di Dio, che è Padre affettuoso e premuroso verso i suoi figli, e che poi li induce in tentazione. Si avvertiva, perciò, l'opportunità di una più adatta invocazione.

Chiesi la parola per esprimere un mio pensiero (un'eco, forse, di precedenti nozioni?) e dissi che bastavano un piccolo ritocco alla voce verbale "inducas" modificandola in "inducat" e l'abolizione della successiva congiunzione "sed". Tutto qui.La rilettura del passo sarebbe stata: " Et ne nos inducat in tentationem, libera nos a malo" e , in italiano: " Liberaci dal Maligno affinché non ci induca in tentazione".

Soggiunsi che Dante Alighieri, nel Padre Nostro in endecasillabi (Purg. C. XI , vv. 1 - 21) aveva già chiarito , col magistero  dei suoi versi, che è "l'antico avversaro", cioè il Maligno, colui che ci "sprona", ci induce in tentazione.

Questo mio pensiero piacque per la sua semplicità e trovò vivi consensi, ma non lo misi per iscritto e cadde nell'oblio. Ma poiché l'argomento è ora di attualità, va pensiero sulle ali dorate nelle menti e nei cuori degli uomini e delle donne di buona volontà.

 

Francesco Fanelli. Generale a riposo dell'arma aeronautica

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